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PAUSA Giugno 8, 2008

Posted by scrittureinattesa in Senza Categoria.
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Scritture in attesa si ferma per la pausaestiva. Il blog sarà aggiornato solo per eventuali comunicazioni di servizio.

Sebastiano Aglieco

Luca Ariano intervista Chiara De Luca Giugno 2, 2008

Posted by scrittureinattesa in OFFICINE.
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Questionario

1) A che età hai cominciato a scrivere poesie?
Mi sa intorno agli otto anni… ma ci sono stati periodi di silenzio anche anni. Diciamo che le prime cose che somigliano più a delle poesie le ho scritte intorno ai venticinque.

2) A che età invece a leggere poesie e se la lettura è andata di pari passo con la scrittura?
A sei anni, quando ho imparato, ho deciso di leggere tutta la biblioteca di mia mamma, e c’erano anche libri di poesia. Però non capivo molto. Ancor meno a scuola, dove all’inizio la poesia era “La nebbia agli irti colli” o “L’ira funesta del pelide Achille” da mandare a memoria, o il povero Dante soffocato dalle note, che per capirle ti scordavi il testo. Poi ho cominciato a leggere da sola e ad amare veramente la poesia, a partire dai classici italiani, ma soprattutto stranieri, poi, ai tempi dell’università, i contemporanei. Direi che la lettura è venuta prima della scrittura più consapevole, poi hanno proseguito di pari passo.

3) Quando hai deciso di “metterti in gioco” pubblicando poesie?
Nel 2004 pubblicai il primo libretto in tipografia. Volevo farlo arrivare a determinate persone. I bene informati mi dicevano che non mi mettevo in gioco. In realtà ho ottenuto ciò che cercavo: pareri, consigli, incoraggiamento, critiche.

4) Come hai scoperto riviste e ti sei interessato al panorama poetico nazionale?
Ho scoperto per prima “Poesia”, da ragazzina, la leggevo a scrocco in libreria. Ero abbastanza ignorante rispetto a riviste, redazioni e raggruppamenti poetici. A 25, 26 anni, sono entrata in contatto con alcuni poeti raggruppati attorno a una rivista, ma ho dimenticato quale. Tuttavia fu utile per conoscerne molte altre e molte altre persone più affini. Poi ho conosciuto il fermento sul web e ho tentato di sfruttarne gli aspetti positivi in termini di velocità, varietà, moltiplicazione del comunicare.

5) Come definiresti la tua poetica?
Non so, un mix di vita, ricordi, strazio, letture, gioia, suggestioni interiori da tante voci, facce, parole, lingue diverse, carpite nei libri, sui treni, in giro, correndo, girando in vespa, a piedi, in autobus…

6) Che ruolo ha per te il poeta oggi nella società contemporanea e nel panorama letterario nazionale ed internazionale?
È sempre buffo per me leggere, magari sul giornale, il poeta tizio ha detto questo, il poeta caio ha opinionato quell’altro. Come se poeta fosse una categoria con cui apostrofarti, invece che Ing., Dott., Prof., Avv…. Per me quando andiamo in giro siamo soltanto persone, e abbiamo lo stesso ruolo di qualsiasi altra persona. Ma essere una persona con la “p” maiuscola, prima che poeta, è cosa complicata, e già un bell’obiettivo. Non penso che la poesia possa salvare il mondo. Né le mie piante sofferenti sul terrazzo. Né che possa cambiare la vita della maggior parte della gente, presa a pagar bollette e affitti, a tirare la fine del mese, o a far soldi, o a far del male, o del bene. Il poeta dovrebbe scrivere, molto umilmente, e agire. E restituire alle parole il loro senso gigantesco, pesandole con coscienza, sul foglio e nella vita.

7) Come vedi il fenomeno dell’editoria a pagamento? Cosa consiglieresti ad un giovane?
Penso che non sia condannabile un piccolo editore che chieda un contributo per la pubblicazione. Ma molti ci speculano. Conviene allora studiarsi bene il catalogo, chiedere consigli, sentire l’esperienza di altri. Per il resto… non so, non sono brava a dare consigli, anche perché poi ognuno ha la sua esperienza, che magari può essere più fortunata/sfortunata della mia. Penso si debba prima di tutto leggere, il più possibile, di tutto, tenere sempre viva la curiosità e l’interesse per l’espressione altrui, che è anche segno di umiltà; lavorare molto sulla lingua, non considerare nulla come perfetto, terminato, anche se prima o poi bisognerà metterci un punto.

8 Cosa consiglieresti ai giovani, rispetto all’opportunità di pubblicare a pagamento: di aspettare? A quali canali rivolgersi?
Per la pubblicazione, come ho detto, all’inizio mi sono affidata alla tipografia e alle poste italiane e alla curiosità altrui. Non ho mai spedito molto in giro alla cieca le mie poesie, ma ho sempre cercato di farle arrivare dove pensavo potessero essere accolte e dove avrei potuto avere consigli e opportunità di migliorare. Non so se sia il metodo giusto, devo ancora vedere come va a finire, ma per ora sono contenta…
Certo la fretta non aiuta. Anche se per qualcuno illudersi del contrario può essere un’ottima panacea, conviene tenere sempre a mente che un libro non ti cambia la vita… e neppure la recensione su una rivista letteraria o la menzione del critico illustre.
Dunque che sia domani, o tra un anno…
Quel che conta è vivere, conoscere, capire, primi presupposti di una buona poesia. E ho fiducia che una buona poesia trovi alla fine il suo posto, senza forzature. Nel grande marasma editoriale qualche mente libera e illuminata c’è ancora. Basta non arrendersi.

9) Quali sono stati i tuoi maestri poetici e letterari e chi consiglieresti imprescindibilmente ad un giovanissimo/a ragazzo/a che si affaccia alla poesia?
Questa è una domanda difficile… non so se definirli maestri, forse piuttosto amici, compagni di viaggio, sono tanti, andando a braccio… Rilke, Pessoa, Garcìa Lorca, Szymborska, Plath, Sexton, Hölderlin, Baudelaire, Ritsos, Celan, Achmatova, Machado, Rosselli, Loi e tanti tanti altri…
Io a un giovane consiglierei di rivolgersi prima di tutto a giovani. A me per esempio ha aiutato l’amicizia, la curiosità, il consiglio di Fabiano Alborghetti, Luca Ariano, Matteo Fantuzzi, Massimo Orgiazzi. Poi penso ad Antonella Anedda, Tolmino Baldassari, Fabio Pusterla, bellissimi poeti, bellissime persone. Nicola Crocetti, esempio per me di serietà e lavoro instancabile sulla poesia e pochi fronzoli. Aldo Nove, che ammiro molto per l’intelligenza e la versatilità di scrittura/e. Volendo un piccolo editore senza alcuno schema mentale, inquadramento ideologico o giudizio preconcetto: Alessandro Ramberti.

10) Il labor limae che ruolo ha nella tua poesia? Credi all’editor o preferisci sempre avere tu l’ultima parola sui tuoi versi?
Il labor limae è diventato sempre più importante, specie negli ultimi anni. In genere scrivo di getto, e solo quando sento che devo. Poi lavoro ossessivamente sulle poesie. Comincio a lavorarci appena ho finito di scriverne una e poi via via nel tempo ci ritorno, attraverso numerose stesure. In poesia conto molto sui consigli di persone che stimo e di cui mi fido. Se l’edito ha queste caratteristiche ci credo. Poi è chiaro che l’ultima parola ce l’ha chi scrive, che dovrebbe ascoltare con un po’ di umiltà, pur accettando le modifiche solo laddove le sente davvero appartenergli.

11) Come vedi il fenomeno internet e blog per la diffusione e la pubblicazione di poesia?
Credo che internet sia uno strumento molto utile, sia per dar conto del work in progress, dell’opera nel suo formarsi, sia per dare visibilità all’opera compiuta e/o pubblicata su carta

10) Che consigli daresti a chi vuole far conoscere le proprie poesie e pubblicare?
Il primo poeta che mi lesse, mi disse di lasciar perdere, che ci sono già troppe persone che scrivono. Consiglierei di non ascoltare quelli come lui e non arrendersi mai.

11) E’ stato difficile per te fare conoscere le tue poesie? I canali principali che hai usato?
In realtà non è che mi conoscano in molti :-) Comunque, come dicevo, ho usato un buon indirizzario, la Tipografia Irnerio di Bologna, le Poste Italiane, e qualche rivista letteraria, tra cui “Poesia”, che fin da ragazzina ho sempre considerato una gran bella invenzione.

Chiara De Luca